Dunque. Anzitutto sono contenta di non essere stata denunciata/cazziata dai proprietari del blog da cui ho fatto bellamente copiaincolla. Poi. Poi c'è tanto, troppo da dire e non so da dove cominciare. Forse dai numeri. Funzione 'cerca' di splinder, digito:
anoressia: 68 pagine
bulimia: 52 pagine
binge eating: 3 pagine
Nel mio blog, credo di avere usato solo una volta la parola dca. Ma mai, mai 'anoressia' o 'bulimia'. Binge, raramente. Questo perché il dilemma che mi assale è sempre quello: 'ma io sono o non sono malata?'. Nel dubbio, non mi pare giusto azzardarmi a usare parole di una certa portata, non mi permetto di banalizzarle, mi rimorderebbe la coscienza autocompatirmi/farmi compatire per una cosa che non ho. Sarei sia bugiarda che ipocondriaca, e io ho sempre odiato i bugiardi e gli ipocondriaci, figuriamoci se devo essere proprio io a caderci.
Sto cercando di capire, capire, capire, e non è facile. Parlo di malattia, ma anche se non si trattasse di quello, il fatto che ho un rapporto pessimo col cibo è la sacrosanta verità. Il binge eating, sempre che ce l'abbia, è subdolo. Anoressia e bulimia sono ben conosciute, si manifestano in modo abbastanza preciso e chiaro e lasciano pochi dubbi. Questo maledetto binge, no, perché prende un po' di merda dall'una, un po' dall'altra, e un po' dall'obesità. Un periodo non si tocca nulla, 100 kcal sembrano un'enormità, e si va a letto senza cena felici e contenti, i brontolii dello stomaco affamato musica per le mie orecchie. Un altro periodo, si mangiano quantità spropositate di cibo e 'domani non tocco niente'. Palle. Non si vomita, ma in compenso ci sono gli esercizi fisici, la speranza nel digiuno del giorno dopo e tanti piccoli altri accorgimenti (inutili). Un altro periodo, si perdono le speranze, 'non ce la farò mai a dimagrire' e allora via ogni minima forma di compensazione. Naturalmente ci sono delle costanti, come il senso di colpa, lo schifo per se stessi eccetera.
Dov'è la linea di demarcazione fra un soggetto malato e uno che fa delle semplici diete sregolate di quando in quando? Quando una malattia è asintomatica come cazzo si fa a capire se la si ha o no? Ci si rivolge allo specialista. Ma se ancora non se ne capisce un tubo, se ancora tutto questo schifo è inserito 'nell'Asse I, tra i Disturbi del controllo degli impulsi NAS (non altrimenti specificati)', a chi devo chiedere lumi? Fra tutto quello che potevo beccarmi, mi è capitato (sempre se ce l'ho) il disturbo più difficilmente diagnosticabile, e quello che ti fa sentire meno meritevole di chiedere aiuto. Perché io sono normopeso, con oscillazioni fra leggermente sottopeso e leggermente sovrappeso. 'Ma stai bene! Ma che dici, non hai niente'. Me lo ripeto a volte io stessa, perché non dovrebbero farlo gli altri?. Se dico 'ho la nausea', mi si può credere come no. Se dico 'ho la nausea', e poi vomito sopra le scarpe di qualcuno, mi credono eccome. Ecco, io non ho prove, non ho vomito da fornire. Non solo agli altri, ma anche a me stessa. Devo ancora capire.
Quanto segue l'ho copiato da http://laconoscenzarendeliberi.splinder.com . Sono io. Le sottolineature in grassetto le ho fatte io per segnare punti di particolare congruenza con la mia situazione, o spunti di riflessione particolari, e mi piacerebbe poterli esaminare una per una. Forse, prima o poi.
Un'indagine condotta in Gran Bretagna nel 2006, da alcuni ricercatori dell'Università di Bath, con il finanziamento dell’Unione Europea, su alcune migliaia di studenti di scuola media superiore di età compresa tra i 15 ed i 17 anni, ha, infatti, evidenziato che, ogni anno, circa l'11% delle ragazze ed il 3% dei ragazzi pone in essere condotte autolesionistiche riconducibili all'automutilazione superficiale moderata. Di queste condotte solo il 13% arriva all'attenzione della sanità pubblica. L'automutilazione superficiale moderata è, dunque, una forma di autolesionismo molto più diffusa e preoccupante di quel che si immagini. Si tratta di una condotta autoaggressiva diretta ed intenzionale, non preordinata al suicidio, di danneggiamento del tessuto superficiale corporeo, che si concretizza principalmente nell'inflizione di tagli, abrasioni e bruciature.
Questo comportamento viene ritenuto, da una parte degli studiosi, un disturbo autonomo (cui si correla spesso il Disturbo da Alimentazione Incontrollata - Binge Eating Disorder - e, talvolta, anche l'abuso di sostanze psicoattive), e ricondotto sull'Asse I, tra i Disturbi del controllo degli impulsi NAS (non altrimenti specificati), dell’ultima edizione riveduta (nel 2000) del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV-TR) - la “ bibbia della moderna psichiatria”, nonchè il cardine della psicopatologia forense - prodotto dall'American Psychiatric Association (APA); da un'altra parte viene, invece, ritenuto una delle espressioni sintomatiche di una pluralità di disturbi mentali, in particolare di alcuni Disturbi della Personalità, come il Disturbo Borderline (di cui, peraltro, è uno dei criteri diagnostici), il Disturbo Istrionico, il Disturbo Antisociale, ma anche di alcuni Disturbi dell'Umore.
In Italia, l'automutilazione superficiale moderata non ha ancora ricevuto adeguata attenzione e non vi sono studi sistematici sul fenomeno; tuttavia, l'esistenza, nel web, di numerosi forum e blog, frequentati da migliaia di giovani, per lo più reduci (quando non tutt’ora prigionieri) da un’infanzia e/o da un’adolescenza di maltrattamenti e di violenze, che, protetti da nick name, si confidano l'imbarazzo di mostrare le stigmate di una sofferenza troppo grande per essere compresa e si offrono reciproco sostegno per rendere meno gravoso il peso dell’emarginazione dovuta all’ignoranza e al pregiudizio, dimostra quanto, tale fenomeno, sia diffuso anche nel nostro Paese.
Gli obiettivi dell'iniziativa “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue – Automutilazione superficiale moderata: la rappresentazione del dolore. Il dramma dell’incomunicabilità. Prospettive terapeutiche e sociali”, sono, da un lato, quello di dare voce a coloro che quotidianamente convivono con un disagio che giunge a manifestarsi attraverso le forme drammatiche dell’autoferimento, dall'altro, quello di individuare nuovi percorsi per la definizione di terapie più soddisfacenti di quelle attuali e per ovviare alle difficoltà di integrazione determinate dalla incomunicabilità insita in questa sindrome e dalla diffidenza suscitata da forme cosi estreme di manifestazione del dolore. E’, dunque, evidente quanto sia importante promuovere e sostenere iniziative di questo genere.
Il dito scorre sulla pelle liscia del braccio e conto uno due tre tagli nuovi e brucianti
Sembra, sembra di stare per uscirne, ma ci si sveglia dal sogno e i giorni normali, quelli in cui ci si illudeva di riuscire a scappare dall' Hotel California, sono solo un ricordo
Last thing I remember I was running for the door
Provare con tutte le forze a ricordarsi com'era quando si stava bene
I had to find the passage back to the place I was before
ma disperatamente trovare nel passato solo segnali premonitori a quel tempo incompresi e che ora sono come illuminati da una luce nuova
Come il canto delle sirene, sapere che non porterà altro che dolore ma tuttavia restarne ammaliati, cadere nell'inganno volutamente
We are all just prisoners here of our own device
A un certo punto sembra pure bello, sembra di star bene
Such a lovely place... They're livin it up at the Hotel California
Palle, non sei speciale, sei una merda
Cercati la tua scusa, bring your alibis
Scordare o ricordare i giorni felici? Tutto si divide in pre e post, niente è più uguale
Some dance to remember some dance to forget
Non si può, non si può far nulla
They stab it with their steely knives but they just can't kill the beast
Si può solo prendere una boccata d'aria ogni tanto, una pausa, ma è sempre lì che si ritorna
You can check out anytime you like but you can NEVER LEAVE
Piove.
Il tempo ideale per una carrellata di film.
My favourite ones
Il padrino - Il padrino parte seconda - Ritorno al futuro - Amici miei - Non ci resta che piangere - Così parlo Bellavista - Pirati dei Caraibi - I cento passi - Fantozzi (che caduta di stile) - Il diario di Bridget Jones (che GRAN caduta di stile) - Viaggi di nozze - Moulin Rouge - A hard day's night - School of Rock - Ragazze interrotte - Harry Potter - Love actually - Ladri di biciclette
Molti, moltissimi della Disney tra cui Mary Poppins - Dumbo (che pianti che mi faccio ogni volta) - Hercules - Mulan - Le follie dell'imperatore - Aladdin - La spada nella roccia
Molti li sto scordando, comunque questi sono quelli che, gira che ti rigira, riguardo sempre. Infatti li so a memoria, ma proprio ogni battuta, ogni espressione facciale. Quest'abitudine me l'ha trasmessa mio fratello, quando era qui capitava che era lui a guardare uno di quei film e io gli andavo dietro. E ogni volta a rivederne sempre uno per un periodo di tempo, fino a farcelo uscire dalle orecchie. Miss you bro
Mi manca una cultura cinematografica, qualche bel pezzo d'autore. C'è troppa roba che forma un miscuglio strano, questo non è eclettismo, è gusto dell'orrido, come gli americani che mangiano la pasta con la marmellata sopra.
Edit del giorno dopo. Ho visto Fight Club per la prima volta. Altro che, se entra nei preferiti
GROAR!!!
DO NOT APPROACH
I BITE
Ieri sera cena della combriccola. Eravamo sei. Già da prima avevo le paranoie perché sapevo che mi aspettava roba che non mi garba punto, ma sono stata fortunata perché le attenzioni non sono state per me. Ieri A., poveraccia, è stata sotto assedio dell'intera tavolata, rifiutava tutto per poi prendere una porzione doppia della mia, cedendo alle insistenze di tutti. Non è furba lei, io sì. Non è che dico di no quando mi chiedono se ne voglio un po'. Mi servo sempre da sola, io, nessuno che mi possa far lui il piatto, e con una schiera di paraventi davanti: bottiglie, portatovaglioli, bicchieri e quant'altro. Ne piglio giusto mezza cucchiaiata e sto lì a giocherellare col cibo. Ad A. invece, la tavolata: 'E dai, prendine un po' '. E poi via con 'Ma perché così poco?', 'Perché non ne vuoi ancora?', 'Ma A., dai, assaggialo!'. Se c'è una cosa che detesto, che mi manda su tutte le furie, che mi fa girare gli occhi al contarrio, che mi fa venire un diavolo per capello, che... - è la curiosità malsana della gente che controlla i piatti altrui. O meglio, per amore di chiarezza. Io potrei dire per ciascun commensale quante cucchiaiate di x ingerisce, quante forchettate di y manda giù. Non posso dire che non è così perché sarei ipocrita. Ma sono discreta, lo tengo per me, non me ne faccio accorgere e non faccio domande del cazzo. E poi la mia è deformazione professionale, io sono giustificata. Che rabbia, che rabbia forte che m'è presa, che volevo urlare a tutti 'Ma i cazzi vostri no? Il piatto del vicino è sempre più verde che state lì a fissare? Pensate che più glielo chiedete più le viene voglia di insalata russa? Cospargetevi il capo di cenere e meditate sui vostri peccati di gola invece di rompere la minchia altrui, che se anche lei non digiuna e mangia uguale a voi non è che ingrassate di meno.'. Poi mi sono fatta i cazzi miei, prima di attirare sgradite attenzioni sul MIO, di piatto.
P.S. Una volta che avevo voglia di uscire e andarmi a scolare un drinketto con vodka e melone, è venuto giù il diluvio universale e casa. Fuck off.
Se stamattina verso le nove avete sentito un urlo disumano, don't worry about it. Ero solo io, in preda a una crisi isterica da risveglio traumatico.
P.S. Dedicated to Lady: L'altro ieri sono uscita, ho comprato un orologio che volevo da secoli, sono tornata a casa e ho studiato (3 pagine, ma -Oh!-). Seguito alla lettera!
Essere senza odore, senza ombra, senza passato, non essere più altro che un invisibile divincolarsi da sé verso l'avvenire.
J.P. Sartre